|
> Home > Uffici di Curia > Centro Missionario > Elenco Documenti > Elenco Testimonianze > Testimoni a Bukavu Testimoni a Bukavu
 Un gruppo di undici ragazzi e un medico e don Nicolò in visita alle Suore Francescane di N.S. del Monte nella Repubblica democratica del Congo 2 settembre 2007
 | | Viaggio missionario in Congo - Bambini di Bukavu (agosto 2007) |
Siamo un gruppo di undici ragazzi e un medico, appartenenti a diverse esperienze ecclesiali della Diocesi e guidati da don Nicolò Anselmi; il nostro viaggio missionario inizia il 15 agosto, giorno dell'Assunzione e si pone, in modo naturale, sotto la materna protezione e direzione di Maria.
Arrivati all'aeroporto di Bujumbura, in Burundi, salendo sulla jeep diretti alla frontiera con il Congo ci sembra già di vivere un film: lunghe strade attraversano paesaggi prima solo immaginati, terre asciutte e desolate che si alternano a risaie e floride foreste e ovunque tante persone, donne soprattutto, che a piedi percorrono decine di chilometri sotto il sole dell'equatore, trasportando, in equilibrio sulla testa, pesanti canestri ricolmi di ogni cosa.
La frontiera congolese segna la fine della strada asfaltata e l'inizio di un lungo sterrato che, dopo aver attraversato la poverissima città di Uvira sul lago Tanganica, si inerpica sino ad un alto valico, che qui chiamano escarpment: sono 200 km di terra dissestata, a volte inaridita a volte fangosa, buche, sassi, interminabili sobbalzi, che conducono a Bukavu, città che, avvolta da una cornice di alti monti, digrada sulle sponde del lago Kivu, offrendo scorci incantevoli. L'aria che respiriamo è, da subito, parte del viaggio: un'aria diversa dalla nostra, aria di foreste vergini, impregnata dell'odore grasso di terra umida e da quello acre di foglie e rami bruciati, di terreni dissodati, di fango bagnato o arso. Entrare in Congo non è solo inoltrarsi in un ambiente naturale e paesaggistico affascinante, ma è soprattutto
 | | Viaggio missionario in Congo - don Nicolò al Centro Disabili (agosto 2007) |
relazionarsi da subito con un popolo che, nonostante le sofferenze, apre le braccia dell'accoglienza, sorridendoci quando attraversiamo in jeep un villaggio o circondandoci con canti di gioia quando ci avviciniamo alle loro capanne e alle loro case di fango, esprimendo una gratitudine sincera anche quando non offriamo nulla che, in concreto, sazi la loro fame o che lenisca i loro dolori.
Nel quadro delle attività dell'ufficio missionario e del servizio di pastorale giovanile, il nostro viaggio trae la sua scaturigine nella scelta di visitare le Suore Francescane di N.S. del Monte, che lì hanno una loro missione dal 1987; le Suore, con una disponibilità che ci colma di affettuosa riconoscenza, ci hanno condotto a conoscere i luoghi del loro quotidiano apostolato: innanzitutto il poverissimo quartiere di N guba, ai margini del quale si trova il convento dove siamo stati ospitati e la scuola gestita dalle Suore stesse (oggetto di recente ampliamento), e poi gli ospedali, il centro di assistenza per bambini disabili, il carcere.
Ognuno di questi luoghi di sofferenza e di presenza dei missionari ci ha posto in relazione con bisogni che spesso hanno superato quello che immaginavamo di incontrare: dalla mancanza assoluta di acqua potabile, alle notevoli difficoltà nella scolarizzazione, dall'emergenza sanitaria e igienica che si constata lungo le strade e soprattutto negli ospedali, fino all'inumana segregazione di centinaia di uomini nelle prigioni centrali.
Ma l'incontro con il dolore si è accompagnato alla gioia della relazione con un popolo amichevole,
 | | Viaggio missionario in Congo - Foto di gruppo sul Lago Tanganica (agosto 2007) |
che ama il dialogo, la festa e la condivisione: nel cuore ci restano i giochi con bambini che ci corrono incontro festanti, i tanti balli di accoglienza, lo struggente coro di lode al Signore intonato dai minori detenuti in un braccio delle prigioni e il canto, commovente ma pieno di speranza, di centinaia di donne, che hanno subito violenze sessuali, nell'ospedale che le ospita. Il Congo è relazione con occhi aperti che quasi sempre sorridono, ma che lasciano riverberare un dolore che cresce in profondità, occhi che richiamano la nostra responsabilità nello stare vicini a questi nostri fratelli che sperano in un futuro migliore.
Le Suore sono un esempio luminoso di fraternità cristiana e francescana: nei loro gesti, nelle loro parole, nella loro capacità di amare gli ultimi riconosciamo che si invera e si rende presente la forza di quella carità (davvero agape) che proviene dall'adesione di fede e di vita al Vangelo; anche le parrocchie e le missioni di istituti religiosi femminili e maschili (in particolare saveriani) che abbiamo visitato sono il segno della presenza vera e vivificante dei religiosi cattolici in questa regione.
Nell'incontro con l'Arcivescovo di Bukavu abbiamo potuto approfondire l'essenzialità e l'ampia latitudine del ruolo e dell'azione della Chiesa in Congo: essa spesso assicura molti primari servizi di assistenza e solidarietà sociale ed educativa, che altrimenti non sarebbero resi da alcuna autorità pubblica; l'Arcivescovo siede sulla cattedra che fu di Christophe Munzihirwa, assassinato nel 1996 all'inizio della guerra civile: questa
 | | missione in Congo - Juba sede della missione delle Suore (03/12/2008) |
figura qui venerata come quella di martire è il simbolo di una Chiesa che ha sofferto e che ha pianto la morte di tanti pastori e figli, ma che oggi appare, anche nelle celebrazioni liturgiche cui abbiamo partecipato, giovane, vitale, impegnata, ricca di vocazioni e di carità.
La regione del Kivu, dopo un decennale conflitto ancora in atto, è teatro di scontri tra milizie irregolari, nonostante l'ingente presenza di una missione Onu (MONUC): nella nostra visita al quartiere generale di questa missione internazionale conosciamo un po' meglio le dimensioni di una guerra intricata e brutale, che ha una caratura etnica e tribale, ma soprattutto politica ed economica: la stessa attività dei caschi blu e le loro possibilità di intervento di peace-keeping e di tutela dei diritti umani ci sono apparse in alcuni casi di limitata efficacia.
Le emozioni si addensano nei nostri cuori e si confondono senza un ordine: è difficile fare un bilancio di un'esperienza che può essere soprattutto vissuta e difficilmente raccontata: ci restano come sigilli le parole di Suor Scolastica, essa stessa congolese di Bukavu, che ci ha invitato commossa ad essere luce di testimonianza per chi avremmo incontrato al nostro ritorno e della madre superiora Suor Natalina, italiana, che alla fine del viaggio ci consegna un pensiero che si pone nei solchi degli insegnamenti di San Francesco: «Nella gioia dolente, ma vera, che si riflette negli occhi di chi incontriamo, anche se non ha niente e anche se io non gli posso dare niente, ho imparato che lì sta la "perfetta letizia"».Paolo Costa
|