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Lasciatevi riconciliare da Cristo

Omelia nella S. Messa Pontificale del Pellegrinaggio Nazionale dell'UNITALSI a Lourdes

Lourdes, Basilica Inferiore di San Pio X,
25 settembre 2007

Lourdes, Fiaccolata Notturna
Carissimi fratelli e sorelle nel Signore, cari pellegrini dell'UNITALSI!
A nome mio e di tutti i Vescovi d'Italia vi saluto con le parole dell'Apostolo Paolo: "Rallegratevi nel Signore, sempre: ve lo ripeto ancora, rallegratevi...Il Signore è vicino" (Fil 4,4). Sì, in questo luogo benedetto dalla particolarissima presenza della Santa Vergine, nel volto dei nostri malati e di quanti li accompagnano, noi vediamo la vicinanza del Signore, scorgiamo il suo volto di luce, tocchiamo – come l'emoroissa del Vangelo – il lembo del suo mantello. E ci sentiamo custoditi dal suo amore!

1. Ancora una volta siamo giunti a Lourdes, la terra di Maria, per portare noi stessi ai piedi della piccola grotta che idealmente si allarga come due grandi braccia, fino ad avvolgere il mondo. Siamo giunti da ogni parte d'Italia rispondendo all'invito di Colei che è Madre di Cristo e Madre nostra, col desiderio di consegnare a Lei, al suo cuore immacolato, le intenzioni più profonde del nostro cuore, le speranze e le pene della vita, le persone che abitano la casa del nostro affetto; siamo qui per affidare a Lei l'umanità dolente.

Ma siamo qui non solo per fare qualcosa – portare alla Santa Vergine il vissuto dell'anima e dei giorni - ma anche e soprattutto per lasciarci fare da Lei, dal suo materno invito alla conversione del cuore e della vita. Ella opera in noi attraverso la parola di Gesù benedetto, la parola che è risuonata in questa Basilica; parola che è salvezza e speranza. Vogliamo ora meditarla? Vogliamo farci docili e disponibili al suo richiamo? Vogliamo esporci alla sua luce che risplende affascinante, illumina i segreti dei nostri cuori e sana le ferite? Certamente! Lo desideriamo tutti, anche se forse un senso di trepidazione ci coglie perché sappiamo che la Parola di Gesù è sempre impegnativa, ci spinge verso l'alto, verso l'infinito, verso la libertà; ci spinge a rompere i nostri piccoli calcoli, ad uscire allo scoperto, alla luce dove gli occhi si riempiono di sole.

2. L'evangelista Luca narra di Gesù invitato in casa da un fariseo: lì è raggiunto da una donna peccatrice che entra nella stanza del convito alla ricerca del Maestro. Vogliamo cogliere alcuni aspetti della scena evangelica, aspetti che illuminano il grande mistero della misericordia di Dio.
Il fariseo invita Gesù nella sua casa ma non si coinvolge con lui, non gli offre i piccoli gesti dell'accoglienza e dell'amicizia. La donna peccatrice, invece, non teme di sfidare l'opinione e il rifiuto della gente. Offre a Cristo, ai piedi di Cristo, quanto il fariseo ha rifiutato: il bacio, il profumo, l'acqua delle sue lacrime di pentimento e di dolore. Per questo dal cuore del Maestro nasce la misericordia e il perdono: "ti sono perdonati i tuoi peccati...La tua fede ti ha salvata. Vai in pace". I peccati sono chiamati peccati, la loro realtà rimane in tutta la loro consistenza ombrosa e traditrice, ma alla fine entra la luce che redime. E' dunque a questo che siamo chiamati oggi: a fare verità dentro di noi, a non aver paura dei nostri peccati se con umiltà li riconosciamo davanti a Cristo e alla Chiesa. Quale grande mistero quello dell'amore di Dio che si è fatto misericordia e perdono, che si è fatto per noi fiducia e speranza, che ci restituisce alla nostra dignità di figli! Non è forse questo il volto di Dio? Questo volto divino ci è dato di incontrarlo guardando la bellezza di Gesù: è Lui stesso, il Figlio di Maria, il dono della misericordia e del perdono. E' Gesù a volere che la Chiesa sia in mezzo agli uomini il "sacramento" del suo amore compassionevole e misericordioso, ossia il segno che "dice" e il luogo che "dona" quest'amore.

3. Cari amici, viviamo un'ora in cui regna la confusione veritativa, e sembra che non esista più il confine tra il bene e il male. Pare che ognuno debba essere criterio morale a se stesso; che ogni desiderio soggettivo debba essere riconosciuto da tutti come un diritto. In questo contesto, il peccato non solo si sfuma, ma perde inevitabilmente di senso. Dobbiamo ricordare che il potere di decidere del bene e del male non appartiene all'uomo, ma a Dio solo, perché solo Dio è la pienezza del bene e della verità. Solo il riconoscimento di questa distinzione può garantire la moralità dei singoli e della società. Quando subentra l'eclisse di tale distinzione l'uomo vive l'esperienza non della libertà ma dello smarrimento. E senza moralità la vita umana diventa non una convivenza fraterna, ma una giungla dove vige la legge della forza e della furbizia.

Cari fratelli, lasciamoci riconciliare da Cristo, nostra pace. Chiediamo a Lui, nel grembo della Chiesa, il perdono. Facciamo verità in noi stessi esponendoci alla liberante luce di Gesù "via, verità e vita". La sua è una verità esigente ed alta, sfida le nostre debolezze, misura la nostra povertà, ma ci libera, rigenera la speranza, ci dona la gioia. Apriamo le porte del nostro cuore all'amore misericordioso di Dio. Le pene resteranno tali, ma il loro senso sarà più luminoso; le gioie saranno più profonde; il servizio più vero e gratuito; le nostre responsabilità più feconde di bene. La vita intera – pellegrinaggio dalla terra al cielo – sarà piena di eternità, e i nostri volti trasfigurati perché lasceranno trasparire lo sguardo e la benevolenza di Cristo.

Angelo Card. Bagnasco

 

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